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I seminari di Siena Jazz sulla rivista JazzIz

I seminari di Siena Jazz sulla rivista JazzIz

2020-02-06_JAZZiZ_Articolo

Il mensile rappresenta senz’altro una delle riviste americane di notizie sul jazz più autorevoli e conosciute al mondo, con decine di migliaia di lettori ogni anno.

In occasione della 49ma edizione 2019 dei Seminari Internazionali di Siena Jazz JAZZIZ ha inviato a Siena uno dei suoi collaboratori più esperti, David Pulizzi, che per diversi giorni ha partecipato alle attività dei Seminari non solo assistendo a lezioni e prove ma intervistando e parlando ogni sera con gli studenti e i docenti che da tutto il mondo sono venuti a frequentare i corsi. Il giornalista ha potuto così testimoniare direttamente il loro parere e le loro impressioni, al di là delle comunicazioni ufficiali dell’istituzione.

Dopo una concisa ma chiara descrizione delle modalità operative dei Seminari, Pulizzi passa a recensire i concerti cui ha assistito, commentando sulla qualità delle esibizioni e sull’atmosfera delle spettacolari piazze e contrade di Siena in cui hanno luogo, oltre che sulla storia dei Seminari attraverso colloqui con i docenti.

Parlando con gli studenti Pulizzi descrive il loro unanime entusiasmo per la qualità dell’insegnamento, per le attrezzature didattiche, e per l’atmosfera che si respira, concludendo con ammirazione per la varietà delle tecniche e dei materiali usati nelle lezioni.

 

 ——————— TRADUZIONE DELL’ARTICOLO  ———————

“IN STILE ITALIANO”

 

I giovani musicisti di jazz arrivano nella spettacolare città di Siena, Italia, a studiare con i migliori docenti.

Testo di David Pulizzi; foto di Caterina Di Perri

 

In una mattina limpida e rovente di luglio Theo Bleckmann si è presentato davanti a 10 studentesse affascinate per cominciare le sue lezioni presso i Seminari Internazionali estivi di Siena Jazz ed istruirle sulle raffinatezze del canto jazz. Con il progredire della lezione ha delineato varie tecniche di studio e le strategie che gli studenti possono impiegare per sviluppare le loro carriere.  Spiegava e dimostrava come aprire la gabbia toracica e rilassare la lingua, per infondere nelle emissioni vocali un senso di determinazione (parola che usava molto di frequente), per imparare fino in fondo il ritmo e lo swing, per affrontare i problemi tecnici e usare tutto il corpo nell’atto del cantare, non teoricamente ma in modo pratico e affrontando i problemi di base.  Spronava gli studenti ad alzarsi e provare a riprodurre certi esercizi.  Prima della fine della lezione li ha fatti camminare tutti in cerchio nell’aula, contemporaneamente cantando, battendo le mani e i piedi per terra per scandire complesse cadenze ritmiche.  Era passata solo un’ora, ma avevano già imparato molto.

Per due settimane ogni estate negli ultimi 42 anni giovani musicisti jazz, la maggior parte di circa vent’anni, molti di loro già diplomati al conservatorio o addirittura già in carriera come professionisti, vengono a Siena, Italia, per continuare i loro studi e per collaborare con una gamma stellare di celebri artisti ai Seminari Internazionali estivi di Siena Jazz.  Ho avuto la fortuna di assistere ad alcune lezioni, godere degli spettacoli serali e dialogare con molti fra i 105 studenti e 33 docenti presenti.  È stata un’esperienza illuminante.  Alla fine sono arrivato ad apprezzare completamente il valore del Seminario e il grande fascino della città dove viene effettuato.

La maggioranza degli studenti proveniva da città e paesi sparsi in tutta l’Italia.  La maggior parte degli altri venivano da altri paesi europei, e un piccolo gruppo dagli Stati Uniti e altrove.  Circa la metà dei docenti erano italiani dai nomi ben conosciuti ai fan della ricca scena jazzistica italiana; l’altra metà consisteva di musicisti ben noti provenienti dagli Stati Uniti.  Tutti i docenti tenevano le loro lezioni in un palazzo piuttosto moderno e non particolarmente elegante all’interno dei resti della Fortezza Medicea, una vasta fortificazione costruita dagli invasori fiorentini durante il Medioevo.  Di solito il palazzo serve da casa della Siena Jazz University, rinomata istituzione che un insegnante di sassofono con cui ho parlato ha definito “la scuola jazz più bella d’Italia e probabilmente in tutta l’Europa”.  Con gli studenti e docenti full-time in pausa durante i mesi estivi, l’edificio e le sue dotazioni vengono utilizzati per due settimane dagli studenti e docenti dei Seminari.

Le dimensioni delle classi sono piccole, come la maggior parte delle aule.  Ciononostante, ognuna contiene un pianoforte a coda, insieme a una batteria, un pianoforte elettrico, amplificatori per basso e chitarra, e altre attrezzature che favoriscono la creazione della musica.  Durante i Seminari gruppi di non più di 10 studenti si radunano in una di queste aule sei giorni la settimana, due volte al giorno, per imparare tecniche d’improvvisazione e altre materie sullo strumento di loro scelta.  In altre due lezioni ogni giorno, si avvicinano alle difficoltà di suonare in ensemble. Durante la prima settimana del Workshop, gli studenti seguono anche delle lezioni di storia del jazz.

In toto le due settimane di lezioni costituiscono un’esperienza formativa immensamente piacevole, stimolante e, infine, proficua.  Sebbene le lezioni siano spesso impegnative sotto il profilo sia mentale che fisico, tutti gli studenti con cui ho parlato erano elettrizzati di trovarsi a Siena per il Seminario.  E c’era poco da stupirsi.  Bisogna immaginarsi di essere un giovane sassofonista di talento e di trovarsi davanti all’occasione d’oro, come nel caso di un allievo sassofonista di quest’anno, di poter studiare l’arte dell’improvvisazione in una piccola aula assieme a Miguel Zenón o Donny McCaslin o al grande sassofonista italiano Maurizio Giammarco.  Bisogna immaginarsi la straordinaria emozione di partecipare a una lezione d’insieme condotta dai magistrali trombettisti Avishai Cohen o Ambrose Akinmusire.  Questi due gentiluomini, come tutti gli altri docenti del Workshop, non solo dirigono le classi di musica d’insieme, ma si esibiscono anche nei gruppi con i loro allievi.  Per la maggior parte degli studenti, queste sono occasioni che capitano una sola volta nella vita.

Aaron Parks, Stefano Battaglia, Matt Mitchell e Kenny Werner hanno insegnato pianoforte, impartendo pazientemente ai loro studenti conoscenze e prospettive di valore inestimabile.  Musicisti europei e americani di primo piano hanno dato lezioni di batteria, contrabbasso e chitarra.  Gli studenti di canto hanno ricevuto una rigorosa istruzione da Becca Stevens, Jen Shyu, Diana Torto e Bleckmann.  Lo studioso italiano Francesco Martinelli, entusiasta appassionato di jazz che insegna nel Seminario da 20 anni, ha presentato relazioni ricche di fini dettagli sulla storia del jazz, insaporendo i suoi interventi con registrazioni che hanno illustrato e animato i suoi punti chiave.  Studenti e docenti hanno sfruttato le innumerevoli occasioni di scambiare idee, forgiare preziose amicizie e espandere e approfondire la loro comprensione del jazz.  Costantemente veniva offerta e ricevuta ispirazione.  È un’attività ammirevole, e ciò che la rende ancora più gradevole e memorabile è l’elegante luogo che l’accoglie.

Siena è situata fra le colline graziosamente ondulate della Toscana, circa 60 miglia (90 km) a sud di Firenze, nell’Italia centrale.  Fu uno stato-nazione potente fino a quando la sua popolazione fu decimata dalla Peste Nera nel 1348.  Sopravvisse come repubblica fino al 1555 quando il suo esercito fu sconfitto dalle truppe fiorentine alleate con la corona spagnola.  Oggi è una città con circa 40.000 abitanti (la cifra arriva fino a 55.000 durante l’anno accademico dell’Università degli Studi di Siena).  Il suo centro storico ben conservato – principalmente disegnato e costruito fra il XII e il XV secolo, e circondato ancora dalle mura fortificate di quasi 4,5 miglia (7,25 chilometri) di lunghezza -  è fra le destinazioni turistiche più amate d’Italia.

I visitatori arrivano per ammirare le chiese e le altre strutture religiose, specialmente il magnifico Duomo di Siena, un capolavoro mozzafiato di architettura romanico-gotica che sormonta il colle più alto della città.  Vengono per meditare davanti alle grandi opere di arte rinascimentale e medievale che si trovano nelle chiese e nei musei della città.  Vengono per crogiolarsi nel clima mediterraneo, per passeggiare senza fretta nel dedalo incantevole di stradine da vecchio mondo e per assaporare la cucina squisita.  E ovviamente vengono per il Palio, la corsa medievale di cavalli montati a pelo rinomata in tutto il mondo che si tiene due volte ogni anno, il 2 luglio e il 16 agosto, nella Piazza del Campo, l’ampia piazza a forma di ventaglio che serve da centro della vita senese da 700 anni.

La Piazza stessa, celebre in tutta l’Europa come una delle piazze medievali più importanti del continente, è una importante destinazione per i turisti che cenano presso i ristoranti situati intorno al suo perimetro, ammirando l’ornata Fonte Gaia e gingillandosi languidamente, giorno e notte, sul pavimento di mattoni rossi.  Alcuni fra i visitatori più forti e in forma scalano i 400 gradini che portano in cima alla Torre del Mangia che sovrasta la Piazza dall’altezza di 335 piedi (102 m.), dove li aspetta un panorama spettacolare a volo d’uccello di Siena e dei colori pastello del paesaggio circostante.

Siena è un’antica città accattivante e seducente, stracolma di colori e dettagli affascinanti.  Il suo passato e il suo presente – e senza dubbio anche il suo futuro – sono legati fra loro in modo vitale e evidente.  Non c’è da meravigliarsi che studenti talentuosi e avventurosi da tutti gli angoli del mondo vogliano vivere a Siena per alcune settimane studiando jazz sotto la guida di grandi maestri.  E, tutto considerato, perché non dovrebbero?