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I Seminari Estivi di Siena Jazz su “All About Jazz”

I Seminari Estivi di Siena Jazz su “All About Jazz”

Il sito All About Jazz International è probabilmente il sito di notizie sul jazz più autorevole e frequentato al mondo, con migliaia di visitatori ogni giorno.

Per la 47ma edizione 2017 dei Seminari Internazionali di Siena Jazz All About Jazz ha inviato a Siena uno dei suoi collaboratori più esperti, l’inglese Bruce Lindsay, che per diversi giorni ha partecipato alle attività dei Seminari non solo assistendo a lezioni e prove ma intervistando e parlando ogni sera con gli studenti che da tutto il mondo sono venuti a frequentare i corsi in modo da sentire direttamente il loro parere e le loro impressioni, al di là delle comunicazioni ufficiali dell’istituzione.

Dopo una concisa ma chiara descrizione delle modalità operative dei Seminari, Lindsay passa a recensire i concerti cui ha assistito, commentando sulla qualità delle esibizioni e sull’atmosfera delle spettacolari piazze e contrade di Siena in cui hanno luogo, oltre che sulla storia dei Seminari attraverso colloqui con i docenti.

Parlando con gli studenti Lindsay descrive il loro unanime entusiasmo per la qualità dell’insegnamento, per le attrezzature didattiche, e per l’atmosfera che si respira, concludendo con ammirazione per la varietà delle tecniche e dei materiali usati nelle lezioni.

Di Seguito la traduzione dell’articolo che potete trovare QUI:

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La Fortezza Medicea occupa una posizione dominante appena fuori l’antica Siena, da dove ha posato uno sguardo attento sugli abitanti della città fin dalla metà del XVI secolo. Costruita da forze occupanti, non costituisce più una minaccia per la bella città toscana. Oggi è il luogo per la corsa mattutina, per l’incontro con gli amici, per il giro in bicicletta o per qualche minuto di riflessione silenziosa. È anche la casa della Siena Jazz University e, per due settimane in luglio e agosto di ogni anno, è il luogo del Siena Jazz International Summer Workshop.

 

Il Siena Jazz International Summer Workshop celebra il suo 40mo anniversario—e la 47ma edizione del workshop—nel 2017 (nei primi anni il workshop si svolgeva due volte all’anno). Il workshop ha attratto 117 studenti dai cinque continenti, ai quali è stato richiesto di dare prova di esperienza e talento, incluse loro registrazioni mentre suonano, prima di offrirgli un posto. È un programma estivo conosciuto e ben rispettato, con un procedimento di ingresso competitivo e esperienza musicale di alto livello da parte degli studenti. Più di 30 musicisti insegnano ogni anno, metà nella prima settimana e metà nella seconda. L’elenco degli insegnanti sarebbe appropriato a un festival jazz o a una serie di concerti, data la loro qualità: il corpo docente del 2017 ha incluso Dave Douglas, Marcus Gilmore, e Stefano Battaglia. Sono stato fortunato ad essere invitato dagli organizzatori a unirmi agli studenti per i primi sei giorni dell’edizione 2017.

 

L’attività principale del Summer Workshop è la didattica—gli allievi studiano con musicisti jazz di chiara fama e hanno l’opportunità di lavorare con gli insegnanti e con i loro colleghi studenti. Inoltre, gli organizzatori fanno in modo che il workshop sia parte della scena culturale di Siena: i concerti di ogni sera e le jam sessions sono aperte alla cittadinanza e ai visitatori, effettuandosi in alcuni dei luoghi più belli della città.

 

Il programma di concerti serali è cominciato il lunedì, nella cornice stupenda di Piazza Jacopo della Quercia, adiacente il Duomo di Siena, la cattedrale gotica costruita nel XIII secolo. Hanno aperto la serata Francesca Gaza e Lilac For People. Gaza, cantante e compositrice, è stata studentessa di Siena Jazz University e ha anche preso parte al Summer Workshop. Le sue composizioni sono ambiziose e espansive, piene di passaggi contemplativi e riflessivi animati dalla sua voce e dagli strumenti dei membri della sua band. La seconda parte è stata affidata alla Siena Jazz University Orchestra, complesso di 24 elementi, con il sassofonista Claudio Fasoli come ospite speciale. Il set, che includeva “Witch Hunt” di Wayne Shorter e “Naima” di John Coltrane, ha messo in risalto il suono caldo e pieno di sfumature di Fasoli ai sassofoni tenore e soprano. L’orchestra ha dimostrato di essere un insieme potente, con uno swing compatto e forte, capace di esprimersi come ensemble con l’aggiunta di parti solistiche eccellenti.

Per il concerto del martedì ci siamo trovati nuovamente all’ombra del Duomo. La pioggia e i tuoni del primo pomeriggio erano solo un ricordo ormai: la serata è stata dedicata a ensemble formate da alcuni insegnanti di quella settimana. Il trio di apertura—il cantante Theo Bleckmann, il chitarrista Ben Monder e il pianista Battaglia—hanno suonato un set rilassato ma di atmosfera. I vocalizzi senza parole di Bleckmann sembravano in sintonia perfetta con il luogo mentre fluttuavano nel cielo notturno. Il secondo set della serata di tono molto più vivace, è stato eseguito da una band sotto la direzione del trombettista Douglas con la prima delle due partecipazioni in giorni successivi del batterista Gilmore. Douglas e il sassofonista Will Vinson si sono occupati delle presentazioni. Il set è cominciato con “Hawaiian Punch” di Douglas. A seguire “Upside” di Vinson. E dopo, “Fee-Fi-Fo-Fum” di Wayne Shorter.  Douglas ha spiegato che si trattava di un nuovo arrangiamento, sebbene non abbia svelato l’identità dell’arrangiatore: è stato un arrangiamento marcato dal breve e inaspettato passaggio di un veicolo d’emergenza che ha attraversato la piazza velocemente con tanto di sirene spiegate e luci lampeggianti.

 

L’Università di Siena, fondata nel 1240, ha ospitato il concerto di mercoledì sera, ancora una volta dedicato a due band composte da docenti. Nel primo set, i vocalizzi potenti e fantasiosi di Diana Torto sono stati stupefacenti. Il mio ricordo più vivido della serata, comunque, è arrivato verso la fine del secondo set, grazie alla tromba di Avishai Cohen. Sono tornato al concerto dopo aver preso una birra da un bar vicino e sono rimasto in piedi sul fondo per alcuni momenti ascoltando il chiacchierare sommesso del pubblico. Quasi impercettibilmente le conversazioni sono cessate all’udire della tromba di Cohen, un riff di tre note semplice, lento ma ripetuto con tale potere e autorevolezza da condurre la folla al silenzio.

 

Gli studenti hanno avuto il loro momento di gloria nelle due serate successive, quando due delle Contrade di Siena—le 17 comunità che compongono la città—hanno ospitato le jam sessions. Ogni Contrada ci ha invitato nei loro ambienti privati all’aperto sparsi per la città e cinque o sei gruppi di studenti si sono esibiti in ogni occasione. I gruppi—di dimensioni variabili dal quartetto al sestetto nelle occasioni alle quali ero presente—hanno mescolato classico bebop con standard dall’American Songbook e con brani contemporanei, alcuni composti dagli studenti stessi. Nonostante alcuni segni di emozione da parte di alcuni strumentisti—di cui non bisogna meravigliarsi visto che tra il pubblico c’erano molti dei loro insegnanti—ci sono stati segni ugualmente numerosi di tecnica impressionante e improvvisazione brillante.

 

La storia del Siena Jazz Summer Workshop è la favola affascinante e esemplare del come un gruppo informale ma entusiasta riesce a realizzare obiettivi grandi e duraturi. Senza il prog-rock, la scuola non sarebbe mai esistita. Claudio Fasoli, il sassofonista, compositore e insegnante che è stato coinvolto sin dall’inizio, mi ha raccontato la storia del primo Siena Workshop. All’epoca Fasoli suonava con la band jazz-fusion Perigeo, un gruppo italiano famoso che aveva inciso numerosi dischi negli anni ‘70. Durante un gig Perigeo veniva affiancato da un giovane gruppo prog-rock, Livello 7. I prog-rocker chiesero consiglio ai jazzisti sul come improvvisare sulla base di accordi, cercando di espandere le loro capacità musicali. Fasoli e i suoi compagni decisero di aiutarli e programmarono un incontro. Come racconta Fasoli, questo incontro avvenne alcuni mesi dopo il concerto, in una casa in cima ad una collina toscana, circondata da polli e alcuni maiali. L’evento fu un successo e tre o quattro giorni di insegnamento culminarono in un concerto notturno.

 

Franco Caroni era il bassista di Livello 7 e come i suoi compagni di gruppo trasse con entusiasmo beneficio dalle lezioni offerte dai membri di Perigeo. Caroni gradì l’istruzione ricevuta, e altri musicisti gli chiesero di poterne beneficiare. Furono organizzati seminari successivi e nel 1977 venne fondata l’Associazione Siena Jazz. I workshop espansero, altri corsi vennero organizzati e l’associazione crebbe velocemente, guadagnandosi nel giro di poco tempo la reputazione di migliore programma didattico jazz in Italia. Caroni smise di suonare e assunse su di sé l’amministrazione e l’organizzazione dei workshop. Caroni mi ha detto: “Non l’avevo programmato, ma gli altri musicisti continuavano a suonare e io mi sono preso la responsabilità dell’organizzazione, dedicandomi alla raccolta dei fondi. Qualcuno lo doveva pur fare”. La gestione dei workshop di Caroni ha portato nel 2011 alla creazione della Siena Jazz University, la quale rilascia diplomi, pianifica programmi di Masters e tiene corsi per musicisti locali di tutte le età oltre a gestire la Peter Pan Orchestra per bambini. Quarant’anni dopo quel primo workshop estivo di improvvisazione, Caroni è presidente dell’Associazione Siena Jazz e direttore della Siena Jazz University, mentre Fasoli continua ad essere uno degli insegnanti più amati del Summer Workshop.

 

Le attività del Workshop sono iniziate il lunedì mattina con la registrazione e il disbrigo delle formalità amministrative, proseguendo poi con la relazione di apertura dei quindici giorni di lezioni. Quest’anno gli allievi hanno avuto il piacere (ammesso che sia il termine appropriato) di ascoltare il sottoscritto parlare di “Cinque modi per fare colpo su un giornalista jazz”. Le domande e i commenti degli studenti in quel momento e successivamente nella settimana hanno rivelato che almeno alcuni di loro hanno trovato qualche utilità nei miei pareri e nelle mie osservazioni. Gli studenti si sono anche sottoposti ad audizioni per assicurarsi di essere inseriti in classi di abilità omogenea.

 

Dal secondo giorno in poi gli studenti si sono cimentati con la fase più intensa di prove e studio con l’avvicinarsi della chiusura delle audizioni. All’ora di pranzo il giornalista Ted Panken ha tenuto un discorso sul jazz nell’era digitale, attirando domande su una gamma di argomenti: come gestire un’intervista e come metabolizzare la vasta quantità di musica attualmente disponibile su Internet. Lo scrittore e storico jazz Francesco Martinelli ha tenuto la sua prima relazione quella sera, parlando della storia del Summer Workshop.

 

Alla metà del pomeriggio del secondo giorno avevo già parlato con studenti provenienti da Italia, Francia, Belgio, Porto Rico, Turchia, Svizzera, Canada, Lituania, (entro la fine della settimana ho aggiunto alla lista anche Israele, Australia e Regno Unito essendo cosciente della presenza di studenti provenienti ancora da altre nazioni i quali non ho avuto l’occasione di incontrare). Spaziavano da giovani musicisti che ancora non hanno completato la scuola superiore, a allievi che hanno già studiato ampiamente (come il pianista Livio Lombardo, che ha studiato in Giappone e Cina e che si è presentato come “artista marziale musicale”), a performer navigati, come la vocalista turca Cagil Kaya, che sono già usciti con uno o due dischi a loro nome. Tutti senza eccezione sono stati entusiasti del workshop e della musica jazz.

 

Mercoledì mattina gli studenti si sono buttati nel pieno dello studio. Il programma giornaliero prevedeva lezioni con vari insegnanti, un totale di 5 ore di studio intensivo. Inoltre, nella prima settimana gli allievi hanno ascoltato tutti i giorni relazioni sulla storia del jazz da Martinelli.

 

Nell’arco della prima settimana molti degli studenti e degli insegnanti mi hanno gentilmente consentito di osservare le loro lezioni, fra cui una “combo class” condotta dal percussionista Ettore Fioravanti, con un gruppo di sei studenti: cantante, pianista, sassofonista tenore, flautista, chitarrista e bassista. Per la maggior parte della lezione il gruppo ha lavorato sullo sviluppo di un arrangiamento di “Freddie Freeloader”. I combo provano insieme all’insegnante come parte integrante del gruppo, pronti per esibirsi in concerti pubblici alla fine di ogni settimana. Il combo del bassista Drew Gress—pianoforte, flauto, voce, tromba e batteria—ha suddiviso equamente il tempo fra tre brani, tra cui “Blues Connotation” di Ornette Coleman e “Here, At the Bottom Of The Sky” di Gress. Al contrario, il combo di Marcus Gilmore ha provato una canzone scritta dal cantante del gruppo. Le sessioni di improvvisazione si sono focalizzate sulle abilità di improvvisazione sia solistiche che di gruppo. Nella lezione di Diana Torto per sei cantanti, il gruppo ha improvvisato linee solistiche e di insieme su “Kind Folk” di Kenny Wheeler, con Torto alla guida dei cantanti, con il compito di offrire consigli e spunti per lo studio.

 

Sabato mattina, alle 6:20 sono salito sul bus da Siena per l’aeroporto di Firenze. A malincuore, sono dovuto partire prima di avere l’opportunità di ascoltare i combo in concerto, ma ho portato via un’abbondanza di piacevoli ricordi e di tanti buoni motivi per ritornare. Agli studenti restava ancora una settimana per studiare, suonare e per godere l’esperienza, con nuovi membri del corpo docente pronti e ben disposti a trasmettere le loro conoscenze e esperienze.

 

I miei ringraziamenti vanno a Francesco Martinelli, per avermi invitato al workshop e per avermi fatto da interprete durante la mia intervista con Franco Caroni; anche a Franco Caroni stesso e a Claudio Fasoli per avermi raccontato la storia di Siena Jazz, a Luca Nardi per l’assistenza offertami nella programmazione della mia visita e a tutta la squadra di Siena Jazz per l’aiuto e i consigli datimi durante la mia permanenza.

 

Foto: Caterina Di Perri